I bambini, la gioia di vivere

Perché i bambini sono delle meraviglie, dei doni magnifici, la gioia che si incarna nella più splendida apparizione dell’essenza umana.

Perché sono come rugiada che scivola dolce sulla morbida erbetta novella a privamera.
Come gli uccelli migratori, che quando spariscono lasciano vuoto e tristezza, ma quando tornano sanno riempire di suoni e colori la nostra realtà.

Perché i bambini sono l’ingenuità allo stato puro, la sincerità, l’innocenza…incarnano tutti i sentimenti e le emozioni più belle che possano esistere e prendere forma.

Perché sono come angeli scesi dal cielo per illuminarci la strada, come tramonti capaci di tinteggiare l’atmosfera di stupende variazioni, come la vita che esplode in piccoli frammenti brillanti di magia.

I bambini sono divertenti, adorabili, meravigliosi.
Sono i nostri sogni, le nostre lacrime, la nostra voglia di vivere e di raggiungere l’impossibile.

Il piccolo tema che vi propongo mi ha divertito molto…gira sul web da tanto tempo, ma credo valga la pena leggerlo perché è assolutamente stupendo.

Perché i bambini sono come sorrisi.
Da amare, proteggere, custodire dentro al cuore.

Tema di un bambino di 9 anni sulla riproduzione

Poiché succede che gli uomini muoiono devono apparire anche dei nuovi.
Questa è la copulazione.
Per questo gli uomini non dormono ma lavorano duramente col cuore, il
pene e la vagina.

Io ho visto i miei genitori in soggiorno mentre copulavano.

Papà ansimava tanto e la mamma ha urlato, ma per ora nessuno di noi è morto.
Forse fanno solo pratica perchè la nonna è molto anziana.

Ho visto che fanno pratica più o meno tre volte a settimana, penso che la nonna morirà presto.
Nel comodino della mamma ho trovato delle pastiglie.
Papà le chiede sempre se ha preso la pillola.
Sicuramente è malata anche lei, ma non va dal dottore.

Se continuano ad allenarsi così tanto di sicuro comparirà una nuova creatura al mondo…
Io vorrei un coniglietto.

La riproduzione avviene tramite i semi.
I fiori e gli alberi devono essere annaffiati spesso e la mamma fa la doccia tutti i giorni.
Forse così cresce tutto più in fretta.

La nuova creatura cresce nella pancia,
ma visto che la mamma è molto malata forse stavolta lo farà papà.
Ha già la pancia ma non ci ha detto ancora niente.

Quando la nuova creatura viene al mondo
deve passare dalla vagina ed è molto piccola e bianca.

I neri escono sicuramente dal sedere.

Edoardo

Che dire?
Magnifico, no?

:)

Il Cantastorie

Zack ed un mondo da salvare

Il caldo lo opprimeva, i ghiacci si scioglievano, e Zack iniziò a comprendere che la sua permanenza su quella penisola abbandonata avrebbe dovuto, presto, finire.

Per un orso bianco alto più di tre metri e che pesava quasi una tonnellata quella poteva essere una sicura, disastrosa, tragedia.

L’estate era passata da un pezzo ormai, con la sua luce solare e la sua furiosa dissoluzione del freddo, ma l’animale non notava cambiamenti in quel clima sempre più afoso. Le foche scomparivano, le prede si andavano a rifugiare molto lontano dal suo territorio di caccia…e per Zack mangiare diventava sempre più difficile, un vagare continuo per lande che, ahimè, si mostravano sempre meno popolate.

Un tempo l’orso aveva avuto una famiglia. Una meravigliosa femmina che accudiva il loro cucciolo.
Poi il destino glie l’aveva strappata dalle zampe, quando tristemente una piattaforma gelata si era separata dal territorio ove vivevano. E mentre i loro ultimi ruggiti gli stracciavano miseramente il cuore, l’animale aveva seppellito le sue emozioni in un luogo di cui nemmeno ricordava l’esistenza.

Viveva per inerzia, adesso. Trascinando la sua gigantesca massa alla ricerca di qualcosa che pensava non avrebbe mai più ritrovato.

“Grunt!!” brontolò il suo stomaco per ricordargli che aveva bisogno di nutrimento. E come per rispondergli, Zack si tuffò nelle acque gelide per tentare di scoprire se potevano fornirgli qualcosa di cui cibarsi.

Anche quella sera avrebbe trovato la sua cena, una piccola foca isolata che si era smarrita dal grosso del branco. Ma non poteva continuare a mangiare per colpi di fortuna…perché un giorno, probabilmente molto presto, essa sarebbe immancabilmente, finita.

Subito dopo aver riempito lo stomaco l’orso si coricò con tristezza, perché non riusciva a smettere di pensare ai suoi familiari, al suo piccolo, a dove potevano essere in quel momento.
Ogni sera Zack contava le stelle per scoprire se, nel cielo, ne erano nate due che non conosceva: dedicava le ultime ore della giornata a quell’angosciante compito, ma la sua ansia si traduceva in un ronfare scomposto quando, dopo un accurato controllo, l’animale si rendeva conto che nulla era cambiato nel paradiso dei suoi simili.

Un forte scossone svegliò l’orso nel buio e, ancora intontito per quell’inaspettato movimento, Zack si chiese cosa stava succedendo sul suo lastrone di ghiaccio. La notte era molto scura, e rendeva impossibile la vista; ma quel tremare senza sosta riportò all’orso bianco i ricordi della tragedia che, poco tempo prima, gli aveva completamente sconvolto la vita.
Il ghiaccio si stava sciogliendo di nuovo, e la piattaforma sulla quale riposava stava lasciando inevitabilmente la sicurezza della terraferma. Ma Zack non poteva accorgersene perché il buio lo circondava ed abbracciava con la sua densa cortina invisibile. Ed i rumori lo paralizzavano perché l’animale rivedeva, davanti agli occhi, le immagini dei suoi familiari che venivano inghiottiti dall’oceano.

L’orso rimase li, fermo, mentre il tremore continuava ed il movimento gli faceva capire, lentamente, che stava diventando un viaggiatore senza meta. E quando le prime luci dell’alba iniziarono a rischiarare la scena, Zack aprì gli occhi e si guardò intorno scoprendo la tremenda bellezza dell’essere circondato solo ed esclusivamente dall’acqua dell’oceano.

L’animale non poteva sapere né capire cos’era successo; né poteva immaginare che quel disastro, quel continuo cambiamento di un ambiente così puro ed illibato, dipendeva dalla sciagurata azione di un altro essere vivente, di un altro animale che, come lui, respirava e viveva della gioia delle sue emozioni.  Perché non aveva mai sentito parlare dell’uomo. Perché non conosceva la sua capacità di distruggere ciò che di più bello popola il suo universo.

Il lastrone continuò a vagare per diversi giorni, e Zack si trovò in una situazione che lo metteva alle corde fisicamente e psicologicamente. La fame iniziava a farsi sentire, perché l’orso non poteva cacciare in quelle condizioni: se fosse sceso dal pezzo di ghiaccio per immergersi, si sarebbe perso nel freddo dell’oceano. Ed allo stesso modo, quel dirigersi senza meta faceva nascere nella sua mente l’idea che la sua vita era destinata a finire così, senza acuti né false, inutili, speranze.
Solo una sottilissima colonna di fumo nero all’orizzonte lo incuriosiva. Ma pensando che doveva essere un particolare senza nessuna importanza, l’orso non badava minimamente al fatto che la sua piattaforma, fortunatamente, vi si stava avvicinando.

Passarono notti buie, giornate senza senso, momenti che andarono ad indebolire l’animale che si stava, ormai, rassegnando. Zack non teneva più aperti nemmeno gli occhi e si  limitava a respirare da sdraiato, emettendo uno sbuffo di vapore che saliva come una nuvoletta leggera e pronta a pioggerellare.

Intanto il destino preparava per lui una strana serie di colpi di scena, qualche dono per rimediare alle sofferenze che, in passato, l’orso bianco aveva dubito subire.
E tutto ciò si materializzò quando, come in uno strano scherzo, l’animale si vide sbalzare di netto dalla sua postazione immobile e catapultare nelle acque gelide come se fosse, per un attimo, diventato capace di volare.

Il freddo risvegliò i suoi sensi, l’istinto lo fece nuotare e risalire velocemente a galla…e notando che l’aria era molto annebbiata e sporca, Zack mandò due colpi di tosse per l’aver respirato a pieni polmoni quella strana, impura, atmosfera.

L’orso risalì poi sulla sua lastra di ghiaccio…ma quasi svenne nello scoprire che il botto che aveva udito era lo schianto di essa su quella che pareva, di nuovo, la terraferma.

Una struttura si stagliava lontana all’orizzonte, una specie dicaverna dalla quale usciva il fumo nero che l’animale aveva intravisto in lontananza. Ed anche se aveva paura, era debole, e non sapeva se quella che stava vedendo era la realtà o solo un sogno, Zack si incamminò per giungere, il più presto possibile, nelle vicinanze di quello strano rifugio.

Camminando diffidente l’orso si avvicinò lento, e si impaurì più e più volte nell’udire strani rumori che popolavano l’ambiente che gli stava intorno. Rombi come frane devastanti, urla di strani esseri viventi, fischi di mostruosi giganti che si muovevano in lontananza.
Una luce artificiale rendeva quell’ambiente ancora più insolito, ed un caldo afoso era come l’alito di un fuoco di dimensioni mai viste.

La curiosità era troppo forte però, più forte della paura a cui l’animale non riusciva nemmeno pensare.
E pensando che forse era finito all’inferno, l’orso bianco continuò a macinare passi verso quel luogo davvero incredibile.

Un bipede gli passò davanti, un essere vivente avvolto in una tuta di plastica e con due occhi grossi e neri; Zack tuttavia non lo guardò neanche, perché si sentiva come ipnotizzato dal fumo nero che diventava sempre più avvolgente.

Poi l’orso bianco sentì una puntura che lo stese per terra prosciugandogli tutte le forze. E di nuovo cadde in un sonno pesante che lo trasportò in una dimensione molto lontana dalla realtà.

“Papà!!Papà!!Svegliati!!”…le grida del cucciolo che stava sognando riportarono l’animale nuovamente in vita. Delle potenti sbarre di ferro lo ingabbiavano completamente…un forte e succulento odore di carne gli solleticava le narici…e di fronte a lui il suo piccolo e la madre lo guardavano stupefatti tentando di trattenere, a stento, le lacrime.

Un ruggito devastante uscì dalle fauci di Zack, e l’animale si gettò con tutte le sue forze sulle sbarre salvo ricevere un contraccolpo capace di stenderlo all’istante. Senza sentire il dolore l’orso bianco si alzò tuttavia di nuovo, lanciandosi sulla prigione una, due, tre volte, invano…e dopo l’ultimo botta Zack rimase esausto sulla superficie liscia della gabbia.

Riprendendosi, l’animale sentì il suono della voce dei familiari che gli intimavano la calma e lo rassicuravano della loro salute.
Ed anche se era dolorante per i colpi subiti l’orso bianco cavalcò le sue emozioni e si sollevò di nuovo sulle zampe, per avvicinarsi, stavolta pacatamente, alle sbarre che lo tenevano rinchiuso in quel luogo.
Vedere la sua compagna ed il suo piccolo vivi era un’emozione stupenda; trovarseli davanti era un’ondata di felicità che lo travolgeva e faceva rinascere.

Lacrime calde ed intense allagarono il muso e gli occhi dei tre; e mentre sentiva il suo cuore ricomporsi l’orso bianco giurò a se stesso che mai, dopo quel momento, si sarebbe più separato da coloro che erano, realmente, la sua vita.

I minuti passarono commoventi, e per avergli riportato i suoi gioielli Zack ringraziò il destino mille e mille volte.

Da prigioniero del dolore, era passato ad essere prigioniero di una gabbia però. Ed anche se il suo cuore era tornato a battere, l’orso bianco si rendeva conto che la perdita della libertà era una situazione veramente spiacevole.

Ciò nonostante l’animale mangiò tutta la sua carne, pensando a tornare in forze in vista del futuro.
Perché aveva ritrovato la speranza, adesso. Perché aveva ritrovato un motivo per andare avanti.

I giorni successivi passarono lunghi e noiosi, ma i carcerieri mostravano generosità verso i tre orsi, nutrendoli bene e monitorando costantemente le loro condizioni.
Zack sfruttò il tempo per sapere dai suoi familiari cos’era successo, come si erano trovati lì, e da quanto tempo dovevano accontentarsi di quel minuscolo spazio per vivere la loro vita.

Comprese che ogni sforzo per liberarsi era inutile, che il loro destino era nelle mani di quegli strani esseri; e nel sentire che l’esistenza tornava a scivolargli di mano e a valere quanto un granello di sabbia, l’orso si amareggiò per il non avere la possibilità di vivere a pieno la sua gioia.

L’avventura del suo cucciolo e della madre era stata molto simile alla sua…con la corrente artica che li aveva spinti fino ad arenarsi in quel luogo così strano e sperduto. Mancava un colpo di scena adesso, qualcosa che li liberasse da quella insensata ed inconcepibile prigionia.
Ed il fato, ancora una volta, si mostrò benevolo verso colui a cui, in passato, di ferite ne aveva inferte anche troppe.

Un giorno, dopo aver passato una nottata nella quale aveva sentito di dormire più intensamente, Zack si risvegliò in un’atmosfera molto più consona ai suoi bisogni.
Guardandosi intorno vide una distesa di neve gelata e fresca, grandi colline bianche, ed in lontananza una piattaforma di ghiaccio di dimensioni assolutamente immense.
Accanto a lui dormivano i suoi due angeli, e l’orso bianco credette nuovamente di aver terminato la sua corsa; ma di essere andato in paradiso stavolta. In ogni caso aveva con sé ciò che più gli importava al mondo.

Alzandosi poi sulle zampe, leccando e mangiando la neve fresca come panna, l’animale si accorse invece che la realtà li aveva premiati di nuovo. Erano stati addormentati e portati lì nella notte…perché l’uomo non sempre è capace di compiere atti di spregevole e disinteressata crudeltà.

L’inquinamento ambientale aveva rischiato di rovinare l’esistenza dei tre orsi; un piccolo gesto degli esseri umani aveva donato loro di nuovo la vita che si meritavano.

Capendo che tutto era partito dagli uomini Zack sperò che, la volta successiva, essi potessero compiere qualcosa di molto più grande: liberare dal fumo nero quegli ambienti candidi e puri come le nuvole della creazione.

Al momento la cosa era secondaria però…e respirando l’aria di nuovo pulita, il grosso orso bianco si accucciò di nuovo accanto alla compagna che dormiva.
Non l’avrebbe lasciata andare mai più.

Perché mentre il suo cuore era disperso nel vento, aveva imparato quanto dura e triste può essere una vita senza affetti.

Zack

Ascoltare il silenzio

Ascoltare il silenzio è un’attività che non ci capita spesso, durante la giornata…
…e farlo di notte rende tutto ancor più bello, perché il vuoto ai nostri occhi si sposa con la leggerezza chiara, forte, di un’atmosfera finalmente vergine.

Il peso del corpo diminuisce fino a zero, i sensi ringraziano per quel gentile ed agognato riposo, le membra si rilassano e tornano lineari, ammorbidite dal dolce tintinnare di una musica senza suono.

La fatica fisica diventa un piacere considerando quanto il silenzio ricomponga la nostra vita.
Ed un vento immobile sospira tranquillo i pensieri che, tutt’a un tratto, si sentono coccolati da quelle dolci e meravigliose note di quiete.

Il tempo è un’inutile appendice, ed anche se scorre inesorabile verso il ritorno alla realtà non è più capace d’impaurire, di sconvolgere, di creare urgenza per l’arrivo di una qualunque distrazione.

Ascoltare il silenzio permette di ripensare alle cose belle della vita.
Alle persone che amiamo, ai loro occhi, alle loro mani, alla loro capacità di far splendere il sole su esistenze altrimenti buie.

Ascoltare il silenzio è nutrire la propria coscienza, dandole l’occasione di guardarsi fino in fondo e danzare libera se si trova candida come una lacrima di neonato.

Ascoltare il silenzio è ritrovare la propria anima.
Naufragare immobile in un paradiso di suoni che, senza emettere vibrazioni, sono capaci di esprimere, chiaramente, l’essenza reale della perfezione.

Silenzio

Amore e Passione

…ed un’altra scintilla illuminò la notte buia che regnava sovrana in quelle lande deserte.
Solo un’anima pura pareva vivere a quell’ora, una candida e leggera essenza con un compito importante e preciso.

Il rumore dell’ennesima foglia arsa, uno scatto secco simile alla pressione del “fire” di un fucile, tuonò timidamente nell’aria fresca della sera.
L’Amore si guardò intorno con aria tranquilla, riservata, e sorrise a sé stesso perché quel compito, seppur noioso, gli aveva sempre dato una grande soddisfazione.
Solo, nascosto in un bosco dall’immensa vegetazione, egli esprimeva la sua devozione ai sentimenti ergendosi a custode di una fiamma florida, vivace, fondamentale: l’eterna fiamma della Passione.

Da molti secoli ormai quella scena si ripeteva: l’Amore dedicava la sua giornata a sé stesso, ai suoi interessi, alle cure per rinnovarsi ed essere, mese dopo mese, la chiave di lettura per ogni uomo o donna sulla terra.
Spendeva energie per colorare anime, per cambiare il mondo, per rendere speciali le vite di milioni di persone che, inconsapevolmente, potevano godere di magnifici ed inaspettati doni.
Poi, quando i toni scuri della notte rendevano difficile l’esercizio normale della vista, egli si ritirava in silenzio e, isolato nel suo timido ma coraggioso perfezionismo, impegnava alcune delle ore di sonno guadagnate nella gestione di quel fuoco sempre attivo, sempre forte, quella fiamma responsabile del colore rosso intenso dei cuori veramente vivi.

La Passione. Energia allo stato puro. Lo slancio cieco verso orizzonti senza limiti e confini.

Uno sbadiglio fece notare all’Amore quanto era stanco; gli occhi erano semi-chiusi già da un pezzo, le membra pesavano terribilmente, il respiro si mischiava al dolce russare del vento tra le fronde degli alberi. Non c’era che una cosa da fare. Ed alzatosi egli si avviò, pacato, sulla strada verso casa.

“Puoi anche evitare future visite, se vuoi!Vecchio stolto!!” esplose una voce poco dietro. E l’Amore si trovò stupito nel constatare che, colui che parlava, era nientemeno che il fuoco che aveva alimentato da così tanto tempo.
“Credo di essere abbastanza grande per continuare a vivere senza di te, ormai. Senza le tue stupide foglioline secche, senza i tuoi minuscoli bastoncini legnosi. Arderò fin dove mi porterà il destino, da domani. E tu, per me, non sarai che un pezzo di storia antica!”.

La Passione si era svegliata da un sonno lungo anni: aveva scoperto il furore che l’animava, la potenza sprigionata dal suo spirito impetuoso. E voleva diventare indipendente, ad ogni costo. Per non essere più legata al volere di qualunque altro sentimento.

L’Amore guardò stupito la fiamma scintillante che gli stava davanti e provò ad utilizzare qualche parola, qualche frase, per farle capire che sarebbe stata una pazzia vagare per il mondo senza controlli e limitazioni.
Notando che ogni espressione andava ad incrementare la rabbia di quel fuoco ardente però, egli decise di ripiegare mitigamente su se stesso e, scuotendo le spalle, tornò mestamente sui passi che aveva percorso solo qualche ora prima.

Un triste sospiro accompagnò il suo coricarsi dolcemente in attesa del giorno successivo; e chiudendo gli occhi l’Amore sperò che il nuovo sole potesse modificare la decisione del suo amico e compagno di viaggio.

Invano passarono i minuti, le ore, i giorni ed i mesi; ed appreso che la Passione aveva parlato seriamente ed aveva iniziato ad influenzare i rapporti grazie alla sua possente intensità, l’Amore, dopo aver tentato invano di ristabilire la quiete, decise di dare tempo al tempo e di mitigare la frenesia dei “passionali” infondendo loro quella dolcezza di cui avevano fortemente bisogno.

Da attento osservatore contemplò, ogni notte, il divampare furente di quelle fiamme vigorose.
E non mancò di notare come, dopo qualche tempo, il loro abbagliante splendore fosse diventato, giorno dopo giorno, sempre più cupo, triste, fino a mutare in un flebile bagliore tenue ed inespressivo.

Era successo ciò che l’Amore aveva temuto: la Passione, senza il supporto di un sentimento più totale, non era riuscita a sostenere il carico.
Aveva rivitalizzato migliaia di coppie in tutto il mondo, dando loro la forza per sperimentare un legame fisico e sentimentale prima d’allora sconosciuto. Ma nel farlo aveva speso tutte le energie e, gradualmente, il calore dei primi giorni si era trasformato in qualcosa di banale, inanimato, troppo distante dal fuoco combattivo che rappresentava la sua vera spiritualità.

Davanti alle ferite esibite da quella fiamma, prima così brillante e meravigliosa, l’Amore giocò il tutto per tutto.
“Lascia che ti abbracci di nuovo, sorella. Perché io e te siamo fatti per operare insieme, per marciare l’uno di fianco all’altro. Sono io che ti ho alimentato in questi lunghi anni; ti ho supportato in ogni impresa, in ogni attività, in ogni tentativo di creare dalla cenere il più stupendo e ardente fuoco che fosse mai esistito. Lascia che torni a darti nutrimento, che ti aiuti e ti integri nel tentativo di dare al mondo le emozioni capaci di farlo andare avanti. Le nostre anime sono un’unica, magica, armonia…”

Il miracolo più grande della storia apparve limpido davanti agli occhi dell’Amore. Vide il fuoco piangere, commuoversi, versare poche lacrime che scintillarono luminose nel buio della notte.
Poi la fiamma riprese lentamente vigore, fino a rinascere.

E l’Amore tornò ad alimentare l’incanto della Passione. Perché senza di esso, ahimè, ella aveva compreso di essere una forza potente  ma, infinitamente, incompleta.

Cuori

“La guerra di Max” – Il Video

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IL PROGETTO

"Il Cantastorie Fiorentino" è un piccolo ma ambizioso progetto di Editoria Multimediale Online: costruire un prodotto letterario semplice e diretto, una base di racconti sfogo di una fervida fantasia, da affiancare alla concretezza di immagini e suoni della realtà...

Uno spazio che coinvolga attraverso parole, frasi, video, suoni, fotografie...
...un viaggio all'interno di un mondo che non c'è...MA ESISTE.

Il Cantastorie…la passione…

"...segnare, con l'ultimo punto, la fine di un racconto è una sensazione assolutamente meravigliosa. Quasi come finire di fare l'amore...e leggerlo e rileggerlo è come coccolarlo...emozioni uniche."

Per aspiranti scrittori…

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