“Mai e poi mai!!!Non ti bacerò mai Alfred, come devo ripetertelo??” barrì Judith, soffiando dalla proboscide un piccolo tornado che investì, spegnendoli, gli occhi tristi e sconsolati del giovane elefante che le stava davanti. “Sei brutto, sdentato, e troppo magro, per essere il mio fidanzato…ed anche se ti voglio bene e siamo amici perché cresciuti a fianco, non provo niente di più per te, testa dura!”.
Era la quinta volta che Alfred confessava a Judith il suo disperato amore, ma mai ella gli aveva risposto alterandosi in quel modo. “Non si sarà arrabbiata sul serio, stavolta?!?” pensò l’immaturo pachiderma mentre, con un’espressione di curiosità mista ad una triste rassegnazione, riapriva gli occhi che aveva chiuso un attimo prima…ma la voce soave e dolce di Judith, che in fondo era una deliziosa e gentile creatura, lo rassicurò subito scacciando la paura di aver compromesso, per qualche parola di troppo, il loro stupendo, magnifico, rapporto.
“Noi due siamo e dobbiamo restare amici, perché è questo il nostro destino, Fred!!” così l’elefantina lo chiamava quando cercava di convincerlo dell’indubbia bontà delle sue idee, “…t’immagini che stranezza se dovessimo stare insieme considerando che tu, per me, sei come un fratello?!” e mentre osservava attenta lo sgretolarsi del castello di speranze che Alfred, ogni volta che le sussurrava i suoi sentimenti, costruiva, la graziosa pachiderma gli accarezzava, con la proboscide, le grandi orecchie sventolanti alla brezza della sera.
Erano nati e cresciuti insieme quei due scherzi della natura che pian piano, giorno per giorno, si tramutavano nei più giganteschi animali terrestri; ed ora che avevano nove anni ciascuno, l’età dei primi amori e dell’interesse spassionato per i loro simili, si trovavano spesso, tra uno scherzo e l’altro, a discutere dei loro sentimenti.
“Ok Jude…” sospirò sconsolato Alfred mentre, ingobbitosi sotto il peso dell’ennesimo rifiuto, girava le spalle e se ne tornava lentamente alla sua pozza d’acqua preferita; “ci vediamo domani, se vuoi…” e scuotendo la testa ed aspirando grosse sorsate d’aria per riempire il vuoto che gli si era creato nei polmoni, il giovane elefante si incamminò sulla strada che, ogni giorno, percorreva per incontrare la sua magnifica compagna di giochi.
“Trecentodiciassette. Trecentosedici, trecentoquindici, trecentoquattordici…” pensava il pachiderma mentre contava i passi che lo separavano dal piccolo stagno vicino al quale, ormai da tempo, aveva creato il suo rifugio naturale; era affranto e stanco quella sera, e non vedeva l’ora di sdraiarsi sul suo giaciglio di foglie fresche per farsi coccolare, nel sonno, dal gentile venticello che visitava gli abitanti della savana. Come far capire a Judith quello che provava veramente?Come spiegarle che dal primo risveglio del mattino fino al loro consueto incontro pomeridiano, i suoi occhi la immaginavano dappertutto?
…la vedevano uscire maestosamente dall’acqua, circondata dall’accecante luce del sole, come un angelo precipitato dal cielo solo per incantarlo con la sua stupenda visione…la vedevano spuntare dietro agli alberi di cui si nutriva, vestita solo dei colori vivaci del cielo e della terra, mentre con la proboscide stringeva i due meloni più grandi che avesse mai visto prima…la vedevano corrergli incontro leggera mentre, con la delicatezza di una creatura di quattro tonnellate, superava gli ostacoli che quell’ambiente incolto le presentava sempre con grande fantasia. Una meravigliosa ossessione, questo era diventata “Jude” nella mente di Alfred; una compagna di ogni momento della sua vita, un’immagine costante che lo accompagnava, in presenza o in assenza, nella tranquilla quiete della sua mite esistenza.
Smarrito nei suoi pensieri il giovane elefante camminava di buona lena e, dieci minuti dopo, arrivò sulle note sponde della piccola pozza che, ogni giorno, lo attendeva fedelmente; come di solito salutò, carezzandolo, il suo albero di mele, si bagnò l’enorme testa con uno spruzzo d’acqua fresca, e si accoccolò faticosamente sul suo giaciglio, sperando di dimenticare la serata e prendere sonno il più velocemente possibile.
Il suo russare scomposto, che sconsigliava ad ogni animale di tentare di dormire nelle vicinanze della sua dimora, fu disturbato solo qualche ora dopo da un rumore sordo di passi che si avvicinavano; un po’ intontito ma desideroso di scoprire chi stava marciando spedito sul suo territorio, Alfred si alzò così sulle forti zampe iniziando a guardarsi intorno per togliersi quello stuzzicante dubbio. Camminando pacato il giovane pachiderma fece qualche passo per addentrarsi nella boscaglia che circondava il minuscolo stagno; voltò la testa a destra e sinistra, strizzando gli occhioni per osservare con attenzione cosa stesse succedendo nei dintorni e, allungando la proboscide, fiutò l’aria per tentare di carpire l’odore del suo inaspettato visitatore…“Fred!!Fred!!!” una voce conosciuta lo chiamò da qualche metro più indietro facendolo girare completamente su se stesso; “siamo noi, Fred, vieni fuori che dobbiamo parlarti…subito!!”. George e Luc, due giganteschi esemplari della sua stessa razza, si mossero in avanti e circondarono, in un attimo, il più piccolo e leggero elefante.
“Le zanne più grandi e belle del branco…” pensò tra sé Alfred con una puntina d’invidia, trasalendo per un attimo alla vista delle loro stazze possenti; aveva imparato a conoscere i suoi interlocutori ormai, e sapeva che le loro apparizioni non sempre erano collegabili al buon senso di chi vuol passare momenti in allegra compagnia…piuttosto erano strade dirette verso impervie montagne di guai.
“Ciao ragazzi…” salutò educatamente l’elefante, non nascondendo il piccolo fastidio che quella inaspettata visita gli recava; “un buon orario per vedersi, non trovate?!è notte fonda…ma voi non dormite mai!?” e così facendo Alfred allargò la bocca in un grande sorriso, per evitare di essere troppo scortese ed ammorbidire quel chiaro e scocciato saluto.
“Che vuoi che sia!siamo giovani in fondo, bisogna viverla, la notte!!!” rispose subito Luc, il più carismatico della coppia, al quale fece eco George aggiungendo: “…non puoi tirarti indietro come l’ultima volta, oggi…abbiamo fatto una scoperta che vale la pena di essere condivisa!!anche con uno sfigatello come te…!!!”, e così dicendo il grosso animale dette una spallata al povero Alfred che, ancora intontito dal sonno ed abbattuto per quella visita che minava seriamente il suo già basso morale, rischiò di crollare sulle zampe lasciandosi andare alla totale disperazione.
Ripresosi dalla sorpresa e dal colpo ricevuto, il giovane elefante mise velocemente in moto il cervello ma, pensando a quale scusa poteva essere buona per liberarsi dei due “ospiti” comprese, vedendo riflessa nei loro occhi una decisa convinzione, che niente quella volta gli sarebbe potuto bastare.
Sospirando mestamente e facendo spallucce con la sua leggera massa muscolare, il pachiderma prese la decisione in un attimo così, sorridendo ai due grossi elefanti, comunicò loro che li avrebbe seguiti ad esaminare quella entusiasmante scoperta.
“Evviva!!” ridacchiarono in coro George e Luc. Qualche minuto dopo i tre già marciavano spediti nel paesaggio maestoso della savana.
Dopo i primi minuti di religioso silenzio, durante i quali la curiosità di Alfred cresceva in modo esponenziale, Luc prese la parola per spiegare, brevemente, qual’era la destinazione di quella camminata sotto al chiaro di luna; “…è un piccolo stagno che non avevamo mai visto…ad una decina di minuti da qua…tu pensa, Freddie, che l’altra sera io e George ci siamo arrivati per caso e, visto che non avevamo niente da fare, ci siamo tuffati nuotando per una mezz’oretta. Niente di speciale per intendersi…fino a che…” ed il pachiderma smise di colpo di parlare cedendo la parola, con un’occhiata furba, all’amico che lo accompagnava in prima fila…“…fino a che non mi sono immerso per qualche minuto e, lasciando passare un po’ d’acqua nella proboscide, mi sono accorto che aveva uno strano sapore, qualcosa che mi ha completamente, totalmente, ubriacato di felicità!!!”…“Un piccolo stagno alcolico!!!” riprese la parola barrendo Luc, “…una di quelle rarità che solo gli anziani di solito conoscono. Tutto nostro!!Possiamo bere quanto ci va, Fred!capisci che fortuna?!” e canticchiando allegramente il pachiderma allungò il passo, mostrando l’impazienza che lo faceva vibrare di gioia per l’avvicinarsi, sempre più, alla loro entusiasmante meta.
Alfred non aveva mai bevuto niente di diverso dall’acqua in vita sua quindi, anche se aveva sentito parlare di certe pozze dove la gradazione alcolica, a causa dell’erosione di particolari rocce, era differente dal normale, non conosceva assolutamente quali fossero i “magici” poteri di quell’inebriante liquido.
Mentre i suoi compagni continuavano a parlargli, elencando tutte le qualità di quello stagno nascosto, il giovane elefante si era chiuso in un silenzio riflessivo pensando tra se a quella giornata di delusioni, esempio della sua vita monotona e solitaria. “Sei brutto, sdentato, e troppo magro, per essere il mio fidanzato…!!”, l’eco delle parole di Judith rimbombava assordante nelle sue gigantesche orecchie grigiastre e si insinuava, come una piccola goccia d’acqua capace di erodere la più dura delle rocce, nella tristezza del suo cuore malandato…divertirsi; quella era la cosa da fare. Per dimenticare, stare bene, scacciare via il bianco e nero delle sue giornate.
Perso nel divagare del suo cervello in paranoia, Alfred non si accorse neanche di essere nei pressi dello stagno…marciò avanti per qualche metro, senza accorgersi dello scomparire dei suoi compagni, poi ad un tratto, quando gli mancò il terreno sotto ai piedi, si vide precipitare gentilmente in basso facendo risuonare, nel silenzio di quel luogo, uno scroscio d’acqua di notevole portata. Entrando sorpreso in quel liquido trasparente il giovane pachiderma pensò inizialmente di essere stato preso in giro dai compagni; il colore era lo stesso dell’acqua, la consistenza pure, e non c’erano differenze rispetto alla normalità della sua pozza, dove si lavava e dissetava quando ne sentiva il bisogno. Risalendo in superficie però, ed ascoltando le grida gioiose di Luc e George, il giovane elefante decise di saggiare il sapore di quella massa liquida trasparente e, sorseggiando leggermente con la proboscide, si stupì della dolce bontà di ciò che stava ingurgitando.
Un liquore di buona fattura non avrebbe saputo eguagliare la gentilezza al palato di quell’acqua alcolica; ed assuefatto da quel gusto vivace ed un tantino inebriante, Alfred continuò a bere tranquillamente imitando i suoi compagni.
Dieci minuti dopo, enfi ed allegri come non mai, i tre pachidermi se ne stavano a mollo sulla superficie a pancia in su, canticchiando filastrocche e chiacchierando del più e del meno come tre amici abituati a subire, da sempre, sbronze di colossale portata. “…ahhh!!Hick!” singhiozzava beato George tentando di prendere la parola; “abbiamo saputo che ci provi con Giuditta caro il nostro Freddie…ma che quell’acidella non ti guarda nemmeno di striscio!!!ma lasciala perdere!!non è tanto bella, hick!, la vita spensierata che facciamo noi?!”, e con la proboscide dette una sonora pacca sul sedere di Luc che, sorpreso, si ribaltò completamente finendo a testa in giù nell’acqua saporita…“Yuppaaa!!!” tornò su il grosso elefante spruzzando acqua dal suo nasone; e mentre i compagni ridevano di quella scena così comica ai loro occhi, il giocoso amico tornò sotto la superficie ripetendo lo sketch più e più volte.
Alfred si trovava in un beato mondo di visioni e assurdità…la vista, sfuocata ai lati, gli mostrava immagini irreali e senza senso che, se non sapevano impaurirlo, gli davano la sensazione di vivere in una realtà parallela nella quale tutto, ma veramente tutto, poteva accadere. Mentre ascoltava, senza capire, le parole appassionate dei suoi compagni, il giovane elefante vedeva il mondo appropriarsi di lui…il cielo nero stellato gli cadeva addosso, mentre le stelle lo solleticavano alle orecchie con le loro punte incandescenti, gli alberi lo chiamavano a sé con il muoversi delle loro appendici piene di fogliame, gli uccelli della notte cantavano una serenata senza fine, e, sulle sponde della pozza d’acqua, decine di bellissime elefantesse si sdraiavano armoniose a prendere la tintarella di luna…un mondo di meravigliose illusioni! Un mondo nel quale tutto era stupendo ma niente era reale.
I sogni di Alfred continuarono per un tempo incalcolabile, durante il quale lo stagno lo cullò per interminabili e sublimi minuti…intontito, con un mal di testa devastante, e con lo stomaco in subbuglio, il pachiderma poi si svegliò a mattinata inoltrata, sdraiato a testa in giù sulle radici di un grosso e tozzo baobab. Un forte tonfo accompagnò il suo cadere al suolo, ed anche se era ancora rimbambito dalle emozioni della sera prima, il giovane elefante cercò di mettere in moto il cervello per comprendere il motivo per cui si ritrovava in quello stato.
Ricordava poco, solo vaghe ed offuscate realtà che non dovevano coincidere pienamente con ciò che era successo davvero…sapeva di essersi divertito molto, tuttavia, e per questo si congratulò con se stesso per aver seguito George e Luc in quella strana, mirabolante, avventura. Già, George e Luc…dov’erano finiti adesso i suoi due compagni di giochi? Voltandosi ripetutamente il giovane pachiderma non vide altro che una distesa di terra marrone, cespugli bassi, ed alberi sparsi ovunque, senza segni di vita e, soprattutto, nella totale assenza dei suoi due amici.
L’esibirsi in quelle piroette impreviste inoltre, gli dette il voltastomaco, ed Alfred non perse tempo a fermarsi per respirare, a pieni polmoni, delle boccate di aria pulita.
In giornata, lentamente, tornò alla sua pozza d’acqua per riposare la carcassa affaticata…fece centinaia di promesse al vento, spiegando a se stesso che si sarebbe riposato per un po’ per ritrovare la forma fisica e poi avviarsi, come ogni giorno, al suo appuntamento con Judith; ma una volta che fu sul suo giaciglio, senza accorgersi di niente, il pachiderma si addormentò e dormì finché non fu notte inoltrata.
“Jude!!!!!”, il giovane elefante si svegliò barrendo nel buio, ed il pensiero di aver mancato il consueto ritrovo con l’amata subito gli provocò una piccola crisi di panico. Saltato in piedi corse a perdifiato al suo solito rendez-vous ma, trovando il luogo vuoto, si intristì comprendendo di aver mancato, per la prima volta da sempre, l’appuntamento quotidiano con la creatura dei suoi sogni.
Tristezza, malinconia, l’impressione di essere un continuo fallimento per quelle piccole delusioni amorose si abbatterono nuovamente, come la sera prima, sulla schiena troppo debole di Alfred; così, imbronciato e curvo sotto il peso di quelle dolorose sensazioni, il pachiderma fece retromarcia e tornò amaramente al suo modesto rifugio.
“Freddiee!!!Freddieee!!dove sei!?!?!?” lo investì un richiamo che, durante gli anni, il giovane elefante aveva imparato a riconoscere bene; e consapevole della visita notturna di George e Luc, che mai erano passati a salutarlo per due volte di fila in passato, si avviò per andare incontro al forte richiamo che udiva.
“Ciao ragazzi…!” esordì Alfred non nascondendo di avere, nel cuore, una morsa di tristezza che gli impediva di essere entusiasta della loro visita…“Che fate qui anche stasera?Non ho intenzione di seguirvi, stavolta, voglio riposare, vi avverto…!” , ed il giovane pachiderma si sdraiò sulla sponda della sua pozza immergendo la testa in acqua per non sentire nessuna replica…qualche secondo di pace lo fece rilassare, nella speranza che i due grossi elefanti avessero compreso che non aveva nessuna voglia di seguirli…quattro zanne enormi poi lo sollevarono in aria e, mentre capiva di essere entrato in una morsa dalla quale difficilmente sarebbe potuto uscire, Alfred maledisse il momento nel quale aveva deciso di nascondersi sottacqua non affrontando, con coraggio, una possibile discussione con i suoi interlocutori.
“Dopo la performance di ieri sera, non vuoi deliziarci anche oggi con un po’ di divertimento?!?!?!” risero stupidamente George e Luc, mentre di forza tuffavano il loro compagno nel bagno d’alcool che, nei giorni seguenti, sarebbe diventato un’abitudine…abitudine che si affiancò a quella del giovane elefante di non presentarsi all’appuntamento giornaliero con Judith…abitudine che collise con la crescente inquietudine di “Jude” per l’improvvisa scomparsa dell’amico elefante.
“Assuefatti!!!Stupidi!!!E tu preferisci questo a condividere con me i nostri momenti speciali?…dov’è quell’amore di cui tanto mi hai parlato?e dov’è l’intelligenza che ho sempre apprezzato in te?…dentro i vapori maligni di questo stagno di perdizione?”…commentò Judith barrendo disperata quando scoprì, una settimana dopo, che Alfred si era trasferito, con i due amici, sulle sponde della piccola pozza alcolica.
La sensazione di stare bene, di vivere in un mondo di gioia ed oblio, l’idea che su quelle rive il tempo passasse senza dolori e dispiaceri, senza le delusioni che lo facevano sentire un mezzo fallimento, avevano offuscato totalmente la capacità di pensare del giovane elefante; lasciatosi travolgere dal corso degli eventi, Alfred infatti vegetava, assieme ai suoi due compagni, nella zona minata che aveva allegramente creato intorno allo stagno.
Le parole di “Jude”, urlategli in faccia, non sembrarono toccare il pachiderma nel momento in cui furono pronunciate…Alfred guardò il vuoto davanti ai suoi occhioni tristi, comprendendo il senso e l’emittente di quelle frasi senza riuscire però a vederlo, e bagnò la sua palpebra sinistra con una sola ed unica lacrima, simbolo di un carattere che sembrava voler reagire ma che trovava sbocco solo nella disperazione per l’essersi ridotto in uno stato di cui si vergognava da solo.
Sentì Jude sgambettare via, e pensò che fosse per sempre, quella volta. Non era un litigio come quelli dei nove anni precedenti, non uno scambio di idee, non una ramanzina o una minuscola ripicca per qualcosa su cui i due erano temporaneamente in disaccordo.
Era il suono di un’amicizia che stava volando via…la marcia funebre di un organo che non avrebbe mai più, in futuro, saputo suonare note felici e spensierate. Era l’addio di un amore sognato ed immaginato da sempre…che veniva distrutto dall’essersi venduto, stupidamente, ad un Dio senza onore capace di inebriare le menti e storpiare la realtà.
Le reazione fu immediata, inaspettata, uno dei piccoli miracoli che la vita, tra le sue sorprese, ci regala in mille forme…Alfred si alzò da terra scuotendo la testa, strizzò gli occhi con forza per riacquistare lucidità, e cercando disperatamente di mantenersi stabile per più tempo possibile si gettò dietro a Judith che camminava, senza voltarsi, verso l’orizzonte.
“Jude!!Jude!!Aiutami anche stavolta, Jude…!” barrì il giovane elefante che si era lasciato dietro, tutto in un colpo, quel luogo maledetto che voleva fargli perdere ciò che per lui contava di più…e mentre correva al rallentatore, perché le gambe gli pesavano ed i fumi dell’alcool ancora lo limitavano nei movimenti, riuscì ad intravedere l’amica che, inaspettatamente, gli allungò la proboscide per portarlo via con sé.
…quando sente l’odore di qualcosa di diverso dall’acqua adesso, Alfred arriccia la proboscide e scuote la testa per scacciare i ricordi di una caduta in un abisso dal quale è riuscito a risalire.
Un bacio sul nasone per ogni giorno passato senza bere, questa è stata la promessa di Judith…e mentre l’amicizia trai due si rinsalda, perché certi problemi a volte non si riescono a superare da soli, il giovane elefante torna ad apprezzare, ogni giorno, il bene incondizionato che la sua amata amica riesce a donargli. E sa di essere in debito con lei perché stringe a sé, di nuovo, la bellezza delle piccole cose.
Per ogni bacio sul nasone, sente battere il cuore più forte…
Per ogni bacio sul nasone ringrazia il destino per avergli regalato, senza pretendere niente in cambio, la possibilità di uscire da un incubo dentro al quale, tristemente, era arrivato ad ammirare quanto ingannevole può essere una realtà senza sentimenti.

Il Cantastorie

Due curiosità: come mai “Judith”? E’ un nome un po’ particolare… E poi: rimangono amici o nasce l’amore? “Amata amica”: certo, anche l’amicizia è una forma d’amore, ma…
Si può anche leggere come se l’esperienza dell’ebbrezza fosse necessaria, a far sbocciare un amore, o almeno, a dare uno spessore diverso all’amicizia…
Grazie
Giovanni
Ciao Giovanni!!Commento interessante il tuo…
Allora…
Ho scelto il nome “Judith” per due motivi, e magari il primo ti sembrerà un po’ curioso…devi sapere che a me piace ascoltare molta musica, di ogni genere, ed il giorno in cui ho iniziato a scrivere il racconto passò dalle mie orecchie la mitica “Hey Jude” dei magici Beatles…la cantai per tutta la mattinata e nel pomeriggio, quando mi misi a scribacchiare, mi venne spontaneo pensare a quello come ad un nome utilizzabile per la mia elefantina. Giuditta, Judith, Jude…suonava bene, molto bene (questo è il secondo motivo)…quindi la decisione fu abbastanza semplice ed indolore.
Per quanto riguarda la seconda questione, beh credo che sia giusto lasciare la domanda in sospeso…!”rimangono amici o nasce l’amore?!”….e chi lo sa?!?!?!tu che ne pensi?perché non ci scrivi sopra qualcosa quando hai voglia, così poi creo una sezione dedicata alla collaborazione di voi illustrissimi lettori? =)
Ciò che mi interessava di più era far capire come il legame trai due riesca a far uscire Alfred dal piccolo baratro nel quale lui stesso si era infilato…E come a volte serva un passo in più da parte nostra, una minuscola dimostrazione d’amore (che è un sentimento globale, come dici anche tu…), per aiutare qualcuno che si trova in difficoltà.
Sono d’accordissimo con te sul discorso dell’ebbrezza…sono convinto che quando si va a fondo in un rapporto umano si finisce, anche involontariamente, per sentire qualcosa di più rispetto ad un normale rispetto reciproco. L’ebbrezza è fatta di brividi, passioni, pulsioni, tutte sensazioni che, fortunatamente, si risvegliano in noi quando le relazioni diventano più profonde. Senza di esse non si “svolta” mai, non si percepisce mai il lato vero delle cose.
Magari non importa sbronzarsi per raggiungerla…!!! =) =) =) =)
Grazie a te!!!
Spero di risentirti presto!!!
Il Cantastorie
Ciao!
Ti ringrazio che tu abbia trovato interessante il mio commento e che tu mi abbia risposto!
Intanto mi hai dato un buon motivo per risentirmi “Hey Jude” dei Beatles: era tanto… E’ una canzone bellissima, soprattutto il refrain:
Hey Jude, don’t make it bad,
Take a sad song and make it better,
Remember to let her under your skin,
Then you’ll begin to make it better.
A me trasmette un senso di speranza e di possibilità di cambiamento. E poi ho sempre immaginato che fosse rivolta ad una ragazza, mentre Jude è perlopiù un nome maschile ed in realtà sembra essere stata scritta per il figlio di Lennon…non lo sapevo!!!
Mettendo da parte la musica, per quanto riguarda il finale del racconto (nonostante sia lasciato in sospeso) io ho avuto subito un’impressione abbastanza netta: cioè quella che fra i due non sia comunque nato l’amore. Un’amicizia profonda e piena di sentimento sì, ma l’amore no. Qui però bisognerebbe aprire un capitolo su cosa si intende per amore, e sarebbe un capitolo troppo lungo…visto che nei millenni una definizione universalmente riconosciuta non è ancora stata data (e molto probabilmente non è possibile neanche darla…)
Se ti fa piacere scrivo qualcosa in proposito, qualche idea ce l’ho…e poi ora sono in ferie e se Dio vuole ho più tempo!!! Io non so scrivere racconti o saggi, scrivo cose più brevi, tipo poesie, riflessioni: se ti va bene… Appena mi viene l’ispirazione te la posto, ok?
Sull’ebbrezza sono d’accordo con te, soprattutto in quanto astemio e nemico delle sbronze!!! Ma la questione è complessa, la questione, cioè, per cui gli uomini ( e non solo gli elefanti!!!) hanno sempre manifestato questa sorta di bisogno di raggiungere degli stati di “alterazione” attraverso l’uso di vari tipi di sostanze…
Vabbè, spero di non averti annoiato e di risentirti presto anch’io!
Grazie
Giovanni
A proposito dell’amore, mi è venuta questa: te la posto, sperando di far piacere al Cantastorie…
1/6 agosto, 2009
Il Santo, l’Artista, la Suicida
Professione: Testimone degli amori altrui:
io siedo a fianco a voi quando nascete,
la sera prima: e poi durate un’esistenza…
Soddisfatti o rimborsati.
Riverso su di te il fiume dell’amore:
tu fai dono dei flutti a chi sta accanto:
matematica, immancabile funzione
della proprietà intransitiva.
Tu scegli sempre l’Altro,
Tu e Lui, attori sempre uguali,
Pierrots di mille storie, mille volti…
Solo in rari casi ci son stati
esterni testimoni:
un cane,
due piccole cinesi,
una gelataia a muso duro…
Ma poi quella spirale s’è richiusa,
nel giro d’un sol giorno, addosso a me.
O forse non c’è stata mai apertura…
Il cavallo bianco,
il cavallo rosso,
il cavallo nero:
mai triplice cocchiere
mi guidò, per avventura.
Ho lo sguardo fiacco,
porto occhiali:
il mio mestiere è di VEDERE,
còlto mai non esser dall’Arciere,
cieco come me.
Ma a differenza Sua
io sono un Uomo.
[...] Fiorentino”. Chi avesse avuto occasione di leggere il primo di essi, ALFRED (http://www.ilcantastoriefiorentino.com/2009/07/23/alfred/), avrà potuto notare che l’idea è quella di costruire i contenuti come piccoli specchi [...]
[...] o.SCARICA IL RACCONTO AL LINK: http://www.ilcantastoriefiorentino.com/2009/07/27/alfred-2/ o.LEGGILO ALLA PAGINA : http://www.ilcantastoriefiorentino.com/2009/07/23/alfred/ [...]
[...] 23 Luglio 2009 pubblico il mio primo racconto, “Alfred” (http://www.ilcantastoriefiorentino.com/2009/07/23/alfred/) , la storia di un elefante che affronta un problema molto comune ai giorni nostri, quello della [...]
[...] Il pezzo di sottofondo del racconto “Alfred” (http://www.ilcantastoriefiorentino.com/2009/07/23/alfred/) [...]