I Racconti Multimediali – “Melvin, “La Zampa Fatata””

Faceva il parrucchiere, Melvin. Ed era un po’ strano, pensando che quelli della sua razza, i normali istrici, solevano passare la giornata a rosicchiare, scorrazzare per il bosco, riposare sdraiati su giacigli che sapevano cullarli con tutta la loro dolce comodità.

Lui no.

Aveva deciso di darsi da fare nella vita seguendo una passione che, seppur fosse un po’ pericolosa , sapeva dargli tante e tante soddisfazioni. E non sentiva ragioni: parrucchiere era nato, e parrucchiere sarebbe rimasto. A costo di spuntarsi gli unghielli nell’insistere ad utilizzarli come lame di un folto insieme di piccole forbici.

Grassoccio, peloso, barbuto, e scompigliato…questo era Melvin.

Un grosso batuffolo di aculei e peli che deambulava per la foresta con un’andatura ondeggiante, scomposta, sempre un po’ pensierosa e di fretta, come il più impegnato dei dottori alla continua ricerca delle cure miracolose per i suoi numerosi pazienti.

Si prendevano paura, ogni tanto, gli animali del bosco…sentivano frastornanti rumori e preoccupanti fruscii provenire dai cespugli che li circondavano; un ansimare continuo, quasi un respiro infernale che prorompeva nei loro timpani senza dichiarar la sua identità; il muoversi di foglie, lo spezzarsi di rami, la caduta dei piccoli frutti che stavano appollaiati sui loro genitori in attesa che qualcuno li cogliesse e sapesse gustarseli…poi appariva lui, sempre un po’ trafelato e di furia. Ma sapeva far spuntare un sorriso a tutti quelli che lo incontravano per il suo somigliare, in tutto e per tutto, ad una rockstar anni ’70 lanciata a folle velocità nel frenetico ritmo del suo pazzo stile di vita.

Era famoso, Melvin. La sua classe, il suo cercare sempre la perfezione, il suo esercitare un mestiere inusuale nel mondo fitto e nascosto del sottobosco, ne avevano fatto una specie di mito, un personaggio per i cui servizi di bellezza gli altri animali solevano attendere giorni e giorni; ma l’attesa era ben ripagata se poi il guadagno era andare a zonzo sfoderando l’acconciatura del più famoso parrucchiere di tutta la foresta…“La Zampa Fatata”, lo chiamavano in giro. Ed effettivamente quel soprannome, visti i lavoretti che era capace di combinare, era al cento per cento meritato.

Come ogni mattino l’animaletto, quel giorno, si alzò dalla sua piccola caverna e, dopo essersi stiracchiato alla docile luce che albeggiava, fece colazione con una decina di succulente, prelibate, more di rovo. Bevve l’acqua fresca del torrente, cercò di ricordare i luoghi in cui doveva dirigersi in giornata, e partì di buona lena lanciandosi nel fitto della macchia per raggiungere la lunga lista dei suoi clienti.

“Attento a quello che fai!!” gli urlò nel vederlo passare il vecchio Piombo, un istrice di ben più grandi dimensioni che aveva la fama di essere il saggio del bosco; “ricorda tuo nonno e tuo padre, e perché hanno dovuto smettere!”, ma la sagoma dondolante del piccolo parrucchiere, anche quella volta, era già scomparsa nel frattempo, e l’anziano animale scuoteva la testa manifestando appieno il disappunto per quell’ignorare, continuamente, i suoi consigli.

Era una storia che non voleva più ascoltare Melvin, quella delle sue discendenze e di come il caso, il destino, avessero rovinato la loro vita. Tutti parrucchieri erano stati i suoi progenitori. Tutti malconci adesso, per l’aver esercitato, con la massima passione, quel mestiere che, col tempo, era divenuto un vero “way of life”.

Non camminava più il nonno, perché a forza di usare gli unghielli come forbici si era consumato tanto le punte da non poter più usarli come scudo dal terreno, e sentiva delle fitte lancinanti ogni volta che ne saggiava la consistenza con il palmo della zampa; non ci vedeva più il padre, perché concentrando la sua attenzione sui dettagli minuscoli di cui ogni taglio necessitava aveva perso gradualmente la vista, fino a diventare cieco del tutto.

“Infortuni sul lavoro come ce ne sono tanti…” ripeteva a se stesso Melvin quando pensava ai rischi che correva nell’esercitare la sua arte. “A me non capiterà mai niente del genere…perché sono troppo più assennato!” e l’animaletto continuava imperterrito a girellare per la boscaglia, tagliuzzando ed acconciando dove poteva, e vivendo di quella passione che, da sempre, era una vera costante dei suoi giorni.

Fatta un po’ di strada nel suo ambiente naturale, in quella favolosa giornata di sole nel quale il bosco intero risplendeva dei luminosi raggi che si facevano spazio tra le fronde degli alberi, il simpatico animaletto giunse, canticchiando, al suo primo appuntamento. Una spettinata ed agitata mangusta lo attendeva appoggiata ad una vecchia roccia levigata, il piccolo piedistallo per permettere a Melvin di controllare anche le punte più alte della sua irta pelliccia. Era una specie un po’ inusuale per quel tipo di habitat, un animale che avrebbe preferito le immense distese delle savane africane; ma vista la corporatura esile, la grande velocità, e l’immensa agilità, l’animaletto si trovava ugualmente alla grande trai rami ed i cespugli della boscaglia, e riusciva a districarsi in quell’immenso labirinto di fogliame.

Smaltiti preamboli e presentazioni Melvin iniziò a lavorare sull’animale e, come gli succedeva ogni volta, perse il contatto con la realtà mentre immaginava, tagliava, spuntava, “creava fantasticherie”. Il fuoco che sentiva ardere dentro muoveva ipnoticamente i suoi unghielli sulla pelliccia; ed era un fuoco da non lasciar spegnere, perché era troppo bello perdersi nel vortice dell’arte che gli sgorgava nel profondo delle vene.

Quando sentì qualcuno picchiettare sulla sua coda perciò, rimase un attimo stupito; ignorò un primo richiamo, convinto che ci fosse un errore in quel tentativo di contatto, ne ignorò un secondo, pensando che se avesse evitato di prestare attenzione a quel disturbo magari si sarebbe volatilizzato nell’aria, poi sbottò di colpo al terzo e, girandosi di scatto, soffiò minacciosamente di fronte alla strana massa che lo sovrastava.

Vedeva solo due zampe marroni per la verità, che crescevano sottili ed atletiche come quelle di un corridore di eccellenti risultati. Poi, alzando pian piano il musetto e scorrendo attentamente con lo sguardo, Melvin raggiunse il corpo dell’animale che gli stava davanti: una macchia bianca sullo sterno, il collo dotato di una folta e calda pelliccia, il grugno allungato, la lingua di fuori, una dentatura canina, e feroci occhi da assassino…

“Un lupo!!!!!” gridò in silenzio, dentro di sé, il piccolo parrucchiere e, d’istinto, si richiuse nella sua corazza di lunghi e folti aculei. Dietro di lui la mangusta scomparve di corsa senza prestare la minima attenzione alle cure che stava ricevendo, ed in una frazione di secondo parve che quel luogo, dapprima brulicante di vita, fosse abbandonato alle indipendenti volontà del canide.

“Cosa starà facendo?!” pensava Melvin mentre, ansioso, sperava che le armi che teneva sulla schiena bastassero in caso di un attacco nemico, ma una voce roca e tagliente gli sibilò nelle orecchie la risposta a tutti i suoi paurosi dubbi.

“La Zampa Fatata sei tu, vero?”, esordì il lupo esprimendosi nel modo più dolce possibile ed allontanandosi di qualche metro per evitare di intimorire la creatura con cui stava dialogando.

“Non temere, sono un amico. Anzi…un cliente con un problema che tu, se quanto ho sentito dire è vero, puoi risolvere.”

Poi si sdraiò per terra, accucciato, ed attese un movimento dello spaventato istrice.

Il piccolo parrucchiere stette immobile in attesa per qualche lungo minuto…poi, incoraggiato dal fatto che sentiva tutto tacere intorno a sé, riaprì gli occhi e, strizzandoli, focalizzò la vista sul predatore che si era spostato di qualche metro. Tenendo ancora gli aculei dritti ed in bella mostra l’animaletto pensò che l’unica cosa da fare fosse tentare di comprendere le vere intenzioni di quell’ignoto personaggio. E parlò: “Sono io La Zampa Fatata, si…ma tu come lo sai?e soprattutto…cos’è che vuoi, da me?”.

Li conosceva i predatori, Melvin. L’anziano Piombo tante e tante volte gli aveva raccontato del loro modo di cacciare: non bisognava mai abbassare la guardia, perché ogni mossa sbagliata poteva essere fatale.

La risposta del lupo tuttavia lo lasciò senza parole e non fece altro che incuriosire il suo piccolo ego in costante ricerca di successo e fama: “vieni con me, e diventerai l’animale più famoso dell’intero bosco. Una vera star dell’acconciatura…” disse il predatore, e si avviò tranquillamente nella macchia, quasi scomparendo nella natura.

Il piccolo parrucchiere era rimasto dubbioso, arricciato sul grande masso. Il suo nasino fiutava il pericolo annusando l’aria intorno, ed il suo istinto gli diceva di stare alla larga da quel carnivoro diventato, improvvisamente, agnello. La proposta però lo stuzzicava e si insinuava nelle crepe della sua identità diventando, pian piano, un richiamo irresistibile. Da sempre l’animaletto aveva cercato i giusti riconoscimenti ai suoi sacrifici e la proposta del lupo, sebbene potesse anche essere un volgare tentativo di ingannarlo, era troppo stuzzicante per essere scartata a priori, come un cono gelato in una calda giornata di una torrida estate.

“Aspettami!” disse senza pensare e quando il suo cervello si rese conto che stava seguendo l’invito di una belva pericolosa capì che era troppo tardi ormai e che doveva solo sperare, con tutto se stesso, nella sua buona stella.

Il predatore, qualche metro avanti, sembrava avere una certa urgenza e guidò l’istrice per circa un chilometro di strada in totale silenzio. Comunicava al suo compagno solo le difficoltà del terreno ma il piccolo parrucchiere, abituato com’era a percorrere la boscaglia in lungo ed in largo, non aveva alcun problema nel seguire, da vicino, colui che lo precedeva.

Arrivati in un grosso spiazzo, dove la folta vegetazione si apriva, il canide si voltò di scatto, si distese, ed iniziò nuovamente a parlare, spiegando il motivo di quell’urgente convocazione.

“Noi lupi viviamo in grandi branchi, Zampa Fatata, e spesso capita che si organizzino delle feste con tanto divertimento ed un’infinità di delizie. Alla prossima, stasera, saranno presenti tutti i miei fratelli e gli amici di una vita. Devo fare bella figura, perché in futuro potrei essere il capobranco…e non posso farlo, se vado conciato così!” e l’animale accarezzò con la zampa sinistra i peli della testa, mostrandoli spettinati e fuori posto.

“Per questo ho bisogno di te, saprai farmi invidiare da tutti?”.

Man mano che ascoltava il problema del suo nuovo, potenziale, cliente, Melvin comprendeva sia le motivazioni sia gli assurdi rischi che quel tipo di lavoro poteva procurargli.

Sebbene l’animaletto fosse abituato ad affrontare le insidie che il suo mestiere gli presentava, infortuni, minacce, periodi di inattività forzati, questa volta tutto gli sembrava troppo complicato, perché immancabilmente, stando tanto vicino ad un cacciatore così terribile, avrebbe messo in grosso pericolo la sua stessa vita.

Aveva paura, Melvin. Paura del mondo che cambiava, paura che quella professione lo trascinasse tanto da far la fine di suo padre o suo nonno…paura dei denti e delle feroci mandibole dell’assassino che gli stava a pochi metri.

Ma disse di si, anche quella volta. E mentre il lupo si accomodava vicino ad un tronco cavo, il solito piedistallo di cui “La Zampa Fatata” avrebbe potuto usufruire, il piccolo parrucchiere deglutì forte, come per cercare dentro sé il coraggio di avvicinarsi all’altro animale.

Poi colmò la distanza che li divideva, si issò un po’ titubante sul mezzo albero, ed iniziò a trattare la folta pelliccia del predatore.

Cominciò il lavoro spuntando la peluria sulle grandi orecchie, lisciò i folti ciuffi che il canide aveva sulla sommità della testa, ripulì i baffi lucidando il naso nero ed umido, e lavò, con un sapone naturale, tutto il corpo, ridando a quel folto manto una lucidità ed una morbidezza degna di un cucciolo. Il tutto senza grossi problemi, perché il lupo se ne stava tranquillo e rilassato nella sua posizione: senza dare segni di aggressività, quasi ipnotizzato dal flusso armonioso dei movimenti che rendevano concrete le fantastiche idee del piccolo istrice.

“Sei stupendo!” esultò Melvin gonfio d’orgoglio al termine della sua opera e, ripulendo gli unghielli dallo sporco accumulato, rivolse al predatore un ultimo, caldo invito, nella speranza di ricevere il meritato trionfo per quell’impresa così difficile: “Mi raccomando amico, fammi un po’ di buona pubblicità, stasera!”. Poi si voltò per re incamminarsi sulla strada che lo aveva portato così lontano. Ma, nel farlo, trascurò la più saggia lezione di vita che gli anziani del bosco avevano tramandato di generazione in generazione: “…mai dare le spalle ad un nemico.”

Pochi attimi dopo, quando vide il sole oscurarsi ed un’ombra minacciosa che si proiettava oltre i suoi passi, Melvin non ebbe nemmeno il tempo di ripensare a quelle parole; sentì una forte zampata che lo spostava in aria e, pesantemente, andò a sbattere sul terreno duro e massiccio.

Un tonfo sordo ed un gemito accompagnarono il piccolo parrucchiere nella sua discesa a terra e, come un morbido gomitolo di lana senza una direzione ben determinata, l’animaletto rotolò ancora per qualche secondo mentre il suo corpo veniva trascinato lontano da una forza che non riusciva, in alcun modo, a vincere.

Fermatosi, sentì l’ansimare del lupo che lento tornava sopra di lui; immaginò il suo mostrare i denti, il suo ringhiare, il suo essere tremendamente bello quanto terribile.

E pensò che era stato lui, “La Zampa Fatata”, a regalargli, solo con le sue forze, l’opportunità di godersi un facile pasto.

Forse fu la rockstar che aveva dentro, ribelle per definizione come il ciuffo che da sempre portava penzoloni sul musetto; forse il non accettare una sconfitta così stupida, perché la sua storia avrebbe sfigurato davanti a tutti quando si fosse venuto a sapere come, il piccolo istrice parrucchiere, aveva detto addio al bosco; forse semplicemente la voglia di esistere, la voglia di fare, la voglia di continuare ad imparare le lezioni che la vita, ogni giorno, ci propone.

Fatto sta che Melvin, con un incredibile sforzo, riuscì ad impuntarsi sul terreno e far vibrare gli aculei in tutta la loro appuntita pericolosità. E che appena il predatore provò a superarli, non poté far altro che arrendersi di fronte al tremendo pungere di quelle temibili lance…e scomparire, sconfitto, zoppicando nella macchia.

Steso a terra, e respirando con fatica, l’animaletto attese molti minuti per essere sicuro di non correre più rischi; poi si leccò le ferite ma, provando ad alzarsi, scoprì che una zampetta, l’anteriore sinistra, non riusciva a smuoversi.

“Rotta…” pensò, e maledì la stupidità di essersi sottoposto ad un rischio troppo elevato solo per un’insensata ed avida mania di successo. Ma la frittata era stata fatta ormai e, dopo essersi trascinato con prudenza per lunghe ore, il piccolo parrucchiere giunse finalmente alla sua grotta e si addormentò, esausto, all’istante.

“Mi dispiace…non potrai più usarla come una volta…” gli comunicò l’anziano Piombo il giorno dopo mentre esaminava, con attenzione, l’arto ferito nello scontro. “Ma ringrazia la tua buona stella che ti ha preservato, perché sei ancora qui tra noi…ed è questo l’importante…” ed affiancandosi dolcemente al giovane istrice il vecchio animale gli dette una piccola carezza, riuscendo a farlo sorridere sebbene la paura fosse ancora molto grande.

Con il passare dei giorni se ne andarono le cicatrici e lo spavento ma rimasero, nel cuore di Melvin, gli squarci provocati da un’avventura che di strascichi, in futuro, ne avrebbe provocati parecchi.

Il piccolo istrice comprese finalmente che sul lavoro, in ogni possibile situazione, non c’è mai troppo da scherzare, perché l’attenzione è fondamentale per evitare problemi che possono essere molto gravi.

Comprese che la fama non è niente se non c’è sicurezza, e che non vale la pena di correre dei grossi rischi per raggiungere una vetta dalla quale è sempre facile, ahimè, cadere e rovinarsi.

Comprese infine il sacrificio continuo e necessario che serve per raggiungere e mantenere in vita i propri sogni. Perché anche con una zampetta rovinata e con l’impossibilità di fare il parrucchiere perché, per operare, avrebbe impiegato troppo tempo, con un solo arto Melvin seppe portare avanti la sua passione per l’acconciatura e per la bellezza estetica.

Iniziando lentamente, ma con costanza, l’animaletto abbellì la foresta intorno a lui. Pettinò con calma l’erba, dandole la giusta messa in piega per essere sempre alla moda, tagliò gentilmente le foglie senza vita degli alberi, dando respiro e splendore a quei rami pronti a sostituirle con nuove e rigogliose appendici, curò mite la nascita dei frutti di bosco, perché la loro dolcezza avrebbe potuto, in futuro, incantare l’anima di chi vi si sarebbe nutrito…

Rese il bosco un luogo ancora più magico, un ambiente splendente per coloro che, negli anni, avrebbero avuto la fortuna di visitarlo.

Ed il suo soprannome, “La Zampa Fatata”, divenne leggenda. Come la sua storia. Come il suo tenero, fantastico, ciuffo da rockstar.

Melvin Racconto

Il Cantastorie

5 risposte a “I Racconti Multimediali – “Melvin, “La Zampa Fatata”””

  1. Giovanni Zecchi

    Ciao Cantastorie!
    E’ un po’ di tempo che non passavo di qua…: gli impegni della vita quotidiana! Ma adesso che ho trovato qualche ora per leggere, beh, ho anche trovato questo tuo nuovo racconto, immagino da poco “sfornato”…
    Avendo letto (ed ora per di più ascoltato a viva voce…!!!) anche il tuo precedente “Alfred”, mi viene di farti una domanda: c’è una ragione per cui attingi al mondo animale e naturale per creare i protagonisti e l’ambientazione dei tuoi racconti? Mi tornano alla mente le favole di Esopo e di Fedro…
    Grazie per questo tuo nuovo lavoro.
    Spero a presto!
    Giovanni

  2. Piccola riflessione su “Melvin, La Zampa Fatata”

    [...] In riferimento a “Melvin, La Zampa Fatata” – (http://www.ilcantastoriefiorentino.com/2009/10/16/melvin-la-zampa-fatata/) [...]

  3. “Dignità: Movimento 2°” di G.Z.

    [...] commento a “Melvin, la Zampa Fatata” ( http://www.ilcantastoriefiorentino.com/2009/10/16/melvin-la-zampa-fatata/ [...]

  4. “Melvin, la Zampa Fatata” – Il Video

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"...segnare, con l'ultimo punto, la fine di un racconto è una sensazione assolutamente meravigliosa. Quasi come finire di fare l'amore...e leggerlo e rileggerlo è come coccolarlo...emozioni uniche."