“Amore…amore….ancora amore…ma che palle!!!!” sbottò la Noia mentre, leggendo il suo giornale quotidiano davanti ad una grossa tazza di cioccolato caldo, si informava sulla cronaca e su ciò che faceva più parlare in società…
…”sembra che esista solo lui, quell’antipatico, borioso, sentimento da perdenti!”, ed accartocciando la rivista la lanciò, come un piccola palla da basket mandata a segno, dentro il cerchio insozzato e senza fondo del suo cestino.
Era una sensazione ripetitiva, la Noia.
Ogni giorno seguiva una rigida routine di atti, fatti, tratti, che costruivano la sua forza e la sua debolezza, la sicurezza della sua vita che si svolgeva, sempre, sugli stessi, monotoni, binari.
Dopo essersi svegliata ogni dì alla stessa ora, la Noia faceva colazione informandosi sulla cronaca; svolgeva il suo orario di lavoro, picchiettando una volta al secondo su di una grigia calcolatrice che era, in fondo, il suo unico vero compagno; tornava a casa la sera per gustarsi, sul divano in meditatorio silenzio, un piatto di verdure crude fredde e scondite, al solo scopo di mantenere, costantemente, la sua perfetta linea di vita.
Non era stufa, la Noia. Era sicura di agire nel giusto perché rispondeva agli istinti che, dalle viscere, la rappresentavano e la guidavano. E non si sarebbe stancata mai, se l’Amore non avesse continuato a tormentarla in quel modo.
Certe influenze sono difficili da contrastare…cose, persone, eventi, spuntano all’improvviso nella nostra vita e la scombussolano come un uragano capace di confondere e mischiare un cocktail di milioni e milioni di ingredienti.
E giorno dopo giorno, di fronte a notizie focalizzate esclusivamente su di un sentimento per illusi, la Noia maturava nel profondo un odio indefinibile per ciò che era, ahimé, troppo lontano dalla sua vita.
“Dicono di me che sono un colossale rompimento, ma non si rendono conto di quanto è palloso l’Amore!Gli stessi baci, gli stessi nomignoli, gli stessi stupidi modi di comportarsi!Io ho i miei numeri, che cambiano ogni giorno. Le mie verdure, che hanno sapori e colori sempre diversi…il mio giornale…già…il mio giornale…” e con lo sguardo scorse la traiettoria che la rivista, qualche minuto prima, aveva percorso nel suo quotidiano “canto del cigno”.
Era diversa dalle altre, quella giornata. Perché l’ultima goccia aveva fatto traboccare il vaso.
E dopo anni di incrementi di quella silenziosa invidia la Noia decise che era arrivato, una volta per tutte, il momento di agire.
Non chiamò nemmeno a lavoro; si vestì pesante, perché l’inverno che era nel suo cuore si era diffuso anche nell’ambiente che la circondava, si coprì il volto con un passamontagna, e si avviò fuori di casa, passeggiando sul viale alberato che ospitava, in schiera, le villette di tutti i sentimenti umani.
Voleva spiare l’Amore; capire cosa aveva di tanto speciale. E colpirlo. Fargli più male che poteva per poter leggere, sui giornali del giorno dopo, che un ignoto giustiziere aveva liberato il mondo da un sentire così stupido ed irrangiungibile.
Localizzato l’avversario la Noia lo seguì interamente nella sua giornata.
Vide come era capace di rallegrare le persone, come sapeva far loro spuntare il sorriso sulla bocca, come faceva divertire coppie di estranei che diventavano, improvvisamente, una cosa sola.
Vide come sapeva dare speranza, gioia, felicità, e come non era mai banale nel suo operare, perché sapeva adattarsi alle situazioni con una malleabilità fuori dal comune.
Vide come sapeva costruire vite vere, non come la sua; e la rabbia montò tanto da essere insostenibile, una tempesta scatenata che le faceva bollire il sangue nelle vene.
Coltello alla mano, la prima arma da giustiziere che aveva trovato in casa per risolvere il suo problema, la Noia seguì l’Amore fino alla sua casa.
Attese che aprisse la porta, lo vide entrare, e, dopo una decina di minuti di appostamento, suonò il campanello dell’abitazione.
Un sottile cigolio accompagnò l’aprirsi dell’uscio…un movimento brusco portò il coltello in alto, pronto a scagliare un fendente micidiale…un tonfo secco e deciso risuonò nell’aria mentre l’arma cadeva e si piantava in verticale sullo scalino di legno che ospitava uno zerbino di “Welcome” davanti alla porta.
La Noia aveva guardato in viso l’Amore per la prima volta.
E sebbene fosse stato per un attimo, un secondo, era stato impossibile uccidere la cosa più bella che si fosse mai affacciata sulla sua vita.
Dentro a quegli occhi arcobaleno, profondi ed intensi come il mare, la Noia aveva capito di non essere capace di uccidere l’Amore vero.
Perché dentro alle sue costanti, dentro alla sua routine, dentro alla sua stabile ripetizione di parole, atti, piccole quotidianità, l’Amore conteneva il passeggiare parallelo di due cuori che battono in sincronia.
Non la morte. Piuttosto la vita.
Eterna. Come l’inspiegabile esistenza di questo meraviglioso sentimento.

Il Cantastorie

Semplicemente stupendo!
grazie!!!grazie davvero!!!