I Racconti Multimediali – “Il coraggio di Misty”

“Io vendo il mio corpo. Perché non c’è pelliccia più bella, nella giungla. E tutti pagherebbero anche solo per guardarla, osservarla, perdersi nella spirale colorata che è la sua forza e la sua meraviglia. Io vendo il mio corpo perché non ho speranze ormai. Perché il mio cucciolo possa avere il cibo, la felicità, l’impressione di vivere una vita come tutti gli altri. Io vendo il mio corpo per andare avanti. Anche se non è piacevole; ma è l’unica possibilità che ho di continuare…”.

Così si confessava al suo diario Misty, la splendida tigre malesiana che, nella foresta, era conosciuta come la più affabile intrattenitrice che potesse esserci.

Snella ed accattivante era un felino che sapeva stregare sia con le sue dimensioni, sia con la sinuosità di una figura di una bellezza da togliere il respiro. Si muoveva lenta, armoniosa, elastica, nell’ambiente che l’aveva ospitata per tutta la vita; un groviglio di alberi, liane, cespugli, vegetazione di ogni tipo e forma che sembrava costituire, nel suo insieme, un inno alla vita capace di scacciare via ogni difficoltà collegata al nutrimento ed alla serenità.

Invece no.

Da un po’ di tempo quel luogo si era trasformato in una trappola, una strada senza uscita per gli animali che, ahimè, dovevano subire un periodo di inaspettata crisi; la pioggia non bagnava più il terreno, e per l’equilibrio delicato della giungla questo era un problema di fondamentale importanza.

“Niente pioggia, niente vita”; e l’oscurità non sembrava poter passare.

Gli animali si erano dovuti adattare ai cambiamenti in base alle loro esigenze.

C’erano gli “oculati” che avevano risparmiato molto cibo durante gli anni ed adesso affrontavano la crisi senza sofferenza; i “temerari” che lasciavano il loro habitat in cerca di fortuna nei territori confinanti; i “coraggiosi” che, con quel poco che avevano, decidevano di continuare a lottare sperando che il momentaccio venisse superato prima possibile.

E tra tutte queste categorie c’era lei, Misty, una neomamma sorpresa dalla siccità. Una neomamma che non poteva lasciare il nido. Una neomamma che voleva, ad ogni costo, dare al suo piccolo un futuro migliore.

Dopo aver fornito al cucciolo la sua razione quotidiana di cibo la tigre si allontanò in quella fredda serata per inoltrarsi nel fitto della macchia. Come ogni notte avrebbe cercato, fino all’alba, del cibo buono per il domani; camminando in lungo e in largo avrebbe percorso le viuzze anguste della foresta scavando in ogni buca, alzando ogni sasso, frugando in ogni cespuglio per capire cosa nascondessero…e nel caso in cui ciò non fosse servito a niente, perché il nutrimento era davvero raro ormai, avrebbe dato la sua ambita compagnia in cambio di quello che gli animali più potenti avrebbero potuto regalarle.

“La bellezza non può aprire tutte le porte, in fondo…” si rammaricava Misty su quelle pagine che, in futuro, sperava di poter rileggere in tutta tranquillità, “…ma a volte può essere utile, ed io faccio di necessità virtù”.

E per cercare di sopravvivere la bella tigre si lasciava, giorno dopo giorno, un po’ morire dentro.

Annusando l’aria umida Misty sembrò percepire la presenza di piccole prede che si muovevano nell’oscurità. Un gruppo di coniglietti nani probabilmente, una minuscola speranza di sottrarsi all’umiliazione di un’altra triste e povera serata. Audace e silenziosa la tigre sfruttò tutta la sua proverbiale fama di cacciatrice: con l’olfatto li seguì da metri di distanza, marciò celando al vento il suo forte odore, usò la foresta in tutti i suoi nascondigli facendo sparire nel fitto un corpo enorme, quello del felino più grande della terra.

Man mano che si spostava avanti ella ascoltava il battito calmo del suo cuore: la caccia era un’emozione unica, un insieme di movimenti che non potevano essere che perfetti…e la tigre era impressionante, in certe malizie. Sicura di sé ed implacabile come nessun altro animale.

Iniziando a percepire i rumori vitali delle sue possibili prede Misty cominciò a strisciare, perché la sua grossa massa restasse loro invisibile. Nella giungla il silenzio era totale adesso, ed il vento frusciava un canto percepibile solo dagli abitanti di quelle lande tropicali…quel che doveva succedere poi, in un attimo, accadde.

La tigre saltò fuori dal suo nascondiglio maestosa ed aggraziata, facendo danzare il manto bianco, nero ed arancione nel buio profondo della notte; con un ruggito immobilizzò le piccole prede e, camminando lenta, si avvicinò loro per poterle osservare prima di rapirle.

Una madre con due coniglietti stava sistemando le ultime cose prima di abbandonare quel territorio ormai maledetto…

“Una madre coraggiosa…” pensò Misty mentre la vide farsi scudo dei due piccoli con il suo esile e tenero corpo; chiudendo gli occhi e tremando, il minuscolo roditore attese una manciata di secondi contando, dentro di se, il momento in cui avrebbe sentito la stretta del predatore ed avrebbe salutato, per sempre, la possibilità di vivere in quel mondo.

Un fruscio sordo le fece pensare che quell’attimo stava arrivando…ma aprendo di colpo le palpebre il piccolo animale si accorse che, quella tremenda visione che l’aveva terrorizzato solo un attimo prima, era scomparsa nella notte.

Non ce l’aveva fatta Misty, perché sapeva che non si sarebbe mai potuta perdonare una cosa del genere; togliere la speranza ad una madre ed ai suoi piccoli sarebbe stato davvero troppo.

E mentre tornava a testa bassa sui suoi passi la tigre pensò che, anche quella sera, avrebbe dovuto accettare di reinventarsi da cacciatore a preda.

Il suo più grande ammiratore, un grosso e forte maschio dai denti aguzzi e minacciosi, batteva un territorio molto vicino a quello dove lei viveva; aveva pressappoco la sua stessa età, e le faceva il filo da quando i due erano degli scodinzolanti gattoni lanciati, senza pensieri, nella colonizzazione del futuro.

La stazza, l’aggressività, la potenza fisica del maschio erano notevoli, e ciò gli garantiva la possibilità di cacciare per diverse ore al giorno ed assicurarsi abbondanza anche in un periodo di profonda carestia. Il fatto di non essere stato il padre del cucciolo di Misty però, aveva creato in lui un fortissimo desiderio di rivalsa nei confronti della splendida tigre; ed ora che ne aveva l’occasione e che poteva avere la sua compagnia in cambio di quel cibo che, tra le sue zampe, non era mai scarso, il virile esemplare pavoneggiava il suo ottenere una così meravigliosa partner senza aver neppure il bisogno di cercarla.

Attendeva solo lo spuntare della sua superba pelliccia. Poi, senza parlarle o comunicarle niente, la costringeva a cantare per lui una triste ed antica serenata di troppe note, una melodia primordiale durante la quale Misty si sentiva ogni volta un po’ più sola, un po’ più triste, un po’ più sfiduciata e stanca della vita.

Anche quella sera andò così; ed allo spuntare del nuovo giorno, esausta per la nottata insonne, la tigre si accucciò accanto al suo cucciolo, il suo unico e vero amore, stringendo tra le fauci una coscia di capretto e respirando, ad ampie boccate, gli ultimi sospiri dell’aria fresca della notte.

“Sperare…” quella fu l’unica parola che riuscì a scrivere sul suo diario prima di cadere in un sonno ristoratore. Un sonno capace di ricaricare le energie fisiche e mentali, e capace di catapultarla nell’unico mondo in cui ella poteva ancora vivere senza preoccupazioni e tristezza. Quello dei sogni, quell’unico pianeta in cui la libertà era veramente, completamente, totale.

Al suo risveglio era già sera. Il piccolo tigrotto le mordicchiava gentilmente l’orecchio sinistro, cercava di giocare con lei, le dava tenere e morbide zampate su quella testa che lo coccolava, in ogni momento, con baci e leccate da far struggere il cuore.

Misty lo guardò per qualche minuto osservando come, senza nessuna preoccupazione, il cucciolo prendeva tutta d’un fiato la sua vita e la mandava giù, ingoiando la malinconia della madre e correggendola, come per magia, nella gioia  più grande per il vedere la sua spensieratezza espandersi in ogni direzione.

“Mio figlio, è il mio miracolo.”, scrisse Misty mentre una lacrima le scendeva giù per il muso ed incocciava, delicatamente, con i suoi appuntiti baffi da felino. Poi, dopo aver giocato con quella dolce creatura, dopo averla tenuta tutta per sé e nutrita, dopo averla accarezzata e cullata per dimostrargli il suo enorme attaccamento, la tigre la posizionò nuovamente sul suo letto di foglie e, mestamente, tornò ad avviarsi nella foresta in cerca di sostentamento.

Il periodo di siccità stava avviandosi verso la fine, anche se ella non lo sapeva e continuava, ogni sera, a sottomettersi ai “potenti” per avere del cibo. E mentre le nuvole, dal lontano luogo in cui si erano andate a nascondere, stavano tornando con la lenta calma di chi può farsi attendere, Misty iniziò a sentire i danni di quel periodo di enormi sacrifici, di digiuni, di umiliazioni, di lunghe marce senza sosta e senza meta.

Una tosse maledetta le si insinuò trai polmoni e divenne sempre più forte come quelle piogge che, tornando a battere sulle ormai ingiallite piante della giungla, riportavano ai suoi abitanti le prede e la speranza di una nuova vita.

Il cucciolo di tigre era cresciuto molto nel frattempo e la madre, comprendendo silenziosamente che non avrebbe potuto stargli accanto ancora per molto, sfruttò le sue ultime energie per insegnargli a cacciare e ad essere indipendente, solo, un predatore capace di decidere, con le sue uniche forze, la vera direzione da impartire al suo destino.

Gli fece comprendere che la sua allegria era stata fondamentale per poter arrivare fin la, e che era un valore troppo importante per andare smarrito perché nella vita, purtroppo, i momenti difficili sarebbero stati esami da affrontare con coraggio e fiducia.

Poi, un giorno, Misty se ne andò. E scomparve per sempre, felice di aver dato la vita per insegnare a suo figlio le lezioni fondamentali per non arrendersi mai.

La tigre lasciò al suo diario il compito di raccontare la verità sul suo passato, perché non sarebbe mai riuscita da sola a spiegare al cucciolo il significato delle sue assenze e delle sue tristi serate.

“E questo è tutto….” concludeva l’ultima pagina del testo che il tigrotto, per sempre, nascose come il gioiello più prezioso che gli potesse essere stato donato.

“…forse sentirai voci e parole strane, sul conto di tua madre. Forse ti diranno che ero famosa, una brava cantante, una creatura senza meriti e senza pudori. Tu credi in ciò che pensi vero, ed ignora i commenti di chi parla solo per intorbidire delle acqua limpide.

Vivi felice e sii te stesso.

E, soprattutto, leggi sempre tra le righe. Perché tra le strisce della nostra pelliccia, sotto quello stupendo quadro variopinto che altro non è che il nostro manto, batte un cuore grande e pieno d’amore. Ed il mio, quello che ho tenuto dentro ogni giorno in cui ho vissuto, è stato tutto dedicato a te. Buona fortuna, figliolo…”.

E mentre la pioggia testimoniava, con le sue gocce scintillanti, il ricostituirsi della vera anima della giungla, le lacrime del tigrotto salutavano l’addio di chi gli aveva donato, senza vergogna ed incondizionatamente, la vita sulla quale, giorno dopo giorno, si stava, timidamente, affacciando.

Misty 1

Il Cantastorie

3 risposte a “I Racconti Multimediali – “Il coraggio di Misty””

  1. Piccola riflessione su “Il coraggio di Misty”

    [...] In riferimento a “Il coraggio di Misty” – http://www.ilcantastoriefiorentino.com/2009/11/20/il-coraggio-di-misty/ [...]

  2. Giovanni Zecchi

    Un “altro” lato dell’”amore”…:

    Martedì 2 marzo 2010, pomeriggio

    L’APPARTAMENTO

    I panni svolazzano in terrazza:
    vento di Marzo traditore!
    Prometti primavere, giardini di loto,
    lubriche fanciulle tailandesi…
    e invece spargi malattie,
    come rena i barcaioli.

    La Senna a inizio estate,
    lido di cocottes e trampolieri:
    mi parlano di una Jacqueline:
    è figlia d’Oltremanica,
    suo padre era un banchiere,
    la madre prostituta singalese.

    C’è lussuria, sogno e malattia
    oltre la cortina delle tende
    dell’ambasciata belga di Khartoum.

    Si dice avesse scritto un Kama Sutra
    rinchiuso nelle alcove di Patna o Bangalore,
    fra fuochi di tek e succhi di legnami tropicali:
    descrive le Piscine dell’Amore,
    i Tre Stadi Carnali e
    i Quindici Sentieri Sensoriali.

    La principessa aveva sei elefanti,
    tenuti in stalle d’ambra profumate:
    ognuno per un’ora del giorno e della notte,
    per prendere a piacere e trasportare
    l’amante clandestino.

    Solo ad Agra la bella Lakshmi
    osò competere nel giorno delle nozze
    coprendo di ghirlande strade e ponti,
    i begli occhi di petrolio
    appena trasparenti
    da sotto il niveo velo…

  3. “Il Coraggio di Misty” – Il Video

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IL PROGETTO

"Il Cantastorie Fiorentino" è un piccolo ma ambizioso progetto di Editoria Multimediale Online: costruire un prodotto letterario semplice e diretto, una base di racconti sfogo di una fervida fantasia, da affiancare alla concretezza di immagini e suoni della realtà...

Uno spazio che coinvolga attraverso parole, frasi, video, suoni, fotografie...
...un viaggio all'interno di un mondo che non c'è...MA ESISTE.

Il Cantastorie…la passione…

"...segnare, con l'ultimo punto, la fine di un racconto è una sensazione assolutamente meravigliosa. Quasi come finire di fare l'amore...e leggerlo e rileggerlo è come coccolarlo...emozioni uniche."