Non ne poteva più.
Max, il grosso leone che avrebbe dovuto, con il permesso dei suoi sudditi, amministrare la giustizia sul suo enorme territorio, si era veramente stancato delle polemiche che, purtroppo, doveva continuamente ascoltare.
“Questi attacchi ci distruggeranno!!” urlavano preoccupati gli altri leoni del branco e chiedevano a lui, al re, un’azione risolutiva forte. Ma il felino, che anche se giovane aveva dimostrato saggezza fin dal primo giorno in cui aveva ricevuto il trono, glissava su possibili decisioni bellicose e, ogni volta, rimandava ai loro giacigli tutti gli animali che erano venuti a chiedergli udienza.
La situazione era difficile da risolvere, i nervi erano tesi, e gli sconfinamenti da parte dei “vicini” continuavano con una frequenza veramente notevole…ma non poteva dichiarare guerra per degli stupidi furti. Perché le prime cose a cui un re intelligente doveva pensare erano, senza dubbio, la salute ed il benessere dei suoi amati sudditi.
Terminata la riunione e rispedite al mittente tutte le voci che lo accusavano di attendere troppo per passare all’azione, Max si pettinò il grosso ciuffo biondo che, dalla criniera, arrivava fino a toccargli la punta dei baffi. Poi, esausto dopo una giornata pesante , si incamminò verso la sua tana e, una volta entratovi, distese pesantemente sul suo giaciglio di morbide foglie.
“Speriamo che tutto si risolva per il meglio…” pensò il leone mentre l’ultimo sbadiglio della giornata gli faceva spalancare, dolcemente, le fauci. Poi Max chiuse i grandi occhi e si lasciò andare in un mondo di teneri e rassicuranti sogni.
“Fatemi parlare subito col re!!…voglio vederlo!!!Adesso!!!”, l’echeggiare di nuove, maledette, urla fece sobbalzare l’animale dalla sua dolce pennichella. E comprendendo che il nuovo giorno era arrivato, e che l’unico modo per bloccare quel fastidio era di ricevere quel misterioso quanto rumoroso visitatore, Max si alzò sulle forti zampe e si diresse, pacatamente, all’ingresso della tana.
“Eccomi, eccomi…” parlò con voce chiara e rassicurante l’animale…ma ciò che vide lo fece trasalire per la crudezza con cui gli si presentava davanti.
Un cucciolo del branco, il piccolo del leone che stava chiedendo a gran voce udienza, respirava a fatica tramortito tra le zampe del padre e mostrava, sulla nuca del suo morbido ed immaturo collo, i segni di un grosso taglio provocato, probabilmente, da qualche oggetto di forma appuntita.
Il padre lo sosteneva disperato, impaurito, mostrandolo perché qualcuno gli desse aiuto; ma le leonesse ed i loro compagni, che gli stavano attorno in silenzio, attendevano l’intervento di colui che, in quanto re, doveva decidere del destino del piccolo felino.
Senza perdere un istante Max si avvicinò al tenero cucciolo.
Lo carezzò sulla testa per accertarsi che fosse ancora vivo e, sospirando di sollievo per la buona notizia, chiamò vicino l’anziana leonessa che lo aveva cresciuto dall’infanzia raccomandandole di dedicare la sua esperienza ed il suo prezioso tempo alla cura del piccolo animale.
Dopo, scuro in volto e con lo sguardo grave, il sovrano si affiancò al padre; gli appoggiò una zampa sul dorso in segno di comprensione e lo scortò poi, fiero e deciso, sotto la volta di roccia che costituiva il suo trono.
“Calmati. Tranquillizzati. E dimmi cos’è successo a tuo figlio, ti prego…” parlò chiaro Max cercando di trasmettere al leone la fermezza che, da sempre, era stata caratteristica fondamentale del suo successo.
E sedutosi di fronte al suo impaurito interlocutore, il sovrano attese che egli spiegasse nitidamente qual’era la causa delle sofferenze del piccolo.
“Non lo so con certezza, mio re!…so solo che la zona dove l’ho trovato era segnata dalle impronte di altri animali, di cui tre erano leoni…Un agguato!!Quei maledetti outsider!!!”, così il branco di Max aveva soprannominato i vicini: gli esclusi, i reietti, gli animali di cui, per un motivo o per un altro non ci si poteva, e doveva, fidare.
“Aspetta a trarre conclusioni affrettate Nate…” rispose saggiamente il re tentando, ancora una volta, di calmare la forza di quell’onda d’odio che stava, purtroppo, divenendo davvero intensa.
“L’importante è che il tuo piccolo sia vivo e pronto a rimettersi in forze, per adesso. E lo farà, credi in me. Quando poi sarà tornato, quando la paura sarà passata, potremo chiedere a lui cos’è successo…ed agire di conseguenza se scopriremo che ci sono colpevoli. Vai a riposarti adesso. E dormi sereno che il tuo cucciolo è tra le zampe più dolci di tutta la savana…”
Un respiro a pieno petto, l’ideale per nascondere il singhiozzo che tristemente gli spezzava il cuore, accompagnò Nate lontano dal sovrano; e voltandosi una sola volta il padre guardò, con aria preoccupata, Max che pensieroso si spremeva le meningi sul da farsi.
Tutto sembrava così strano, così assurdo, così paradossale…ed anche se in quegli anni il leone ne aveva sentite e viste delle belle, un attentato ad un piccolo della stessa specie gli pareva veramente troppo improbabile.
L’insinuarsi pericoloso del dubbio nelle deboli coscienze dei suoi sudditi faceva tuttavia molta paura a Max; e mentre egli rifletteva sulle possibili cause di quell’enigma, trovò semplicemente che la verità era l’unica prova in grado di chiarire i suoi dubbi.
Il giorno dopo all’alba il felino partì in silenzio, senza fretta, deciso a mostrare il suo coraggio di sovrano; camminò molto, senza sosta, superando tronchi cavi, grossi e statuari baobab, pozze d’acqua dove altri animali si distraevano dissetandosi e giocando allegramente. L’unico obiettivo era il bene dei suoi sudditi; l’unico obiettivo, in quella strana storia, era lo scoprire la verità più trasparente.
Giunto al limite del suo territorio, nella zona in cui il cucciolo era stato ritrovato inerme, il re si fermò a fiutare l’aria…sciolse al vento la maestosa criniera, il simbolo magnifico della sua virile potenza, ruggì più volte per intimidire eventuali avversari nei dintorni e poi, rassicurato dal silenzio che non tradiva eventuali presenze, avanzò cautamente cercando di scoprire le tracce dell’accaduto.
Non immaginava minimamente che, mentre era lì ad un passo dal chiarire il più banale incidente, qualche chilometro più a nord sei leoni del suo branco stavano sconfinando minacciosamente in cerca di vendetta.
E quando tornò al trono e convocò un incontro per spiegare ai suoi sudditi che il taglio del piccolo non era altro che una ferita provocata da una roccia appuntita, Max sentì sobbalzare il cuore appena apprese la scomparsa di quella mezza dozzina di amici.
Il re spiegò che le tracce avevano parlato chiaro; che probabilmente il padre, in preda al terrore, aveva dato solo uno sguardo impreciso…sottolineò che “gli outsider” non c’entravano niente in quella situazione. E che la decisione di cercare giustizia da soli, in un territorio sconosciuto e contro avversari che non potevano conoscere, era stata la scelta più stupida che gli altri leoni avevano potuto effettuare.
Perdere un minuto poteva equivalere a perdere una vita in quel momento e Max, per il ruolo che ricopriva, ne era logicamente a conoscenza. Ed anche se era stanco, stranito, deluso da quella notizia, l’animale partì ancora una volta, correndo precipitosamente, per dirigersi di nuovo ai confini del suo regno.
Superando gli stessi tronchi cavi, gli stessi baobab, le stesse pozze d’acqua di qualche ora prima, Max pensava allo stupido istinto capace di incitare tutte le creature alla guerra. Una pulsione incredibile, un’indole tremenda, una predisposizione che, evidentemente, era più forte di tanti altri sentimenti.
Ma dov’era il piacere?Nella sofferenza?Nella violenza?Nella dominazione?…qualunque spiegazione sembrava davvero inconcepibile.
Riflettendo ancora sull’argomento, e tremando d’orrore per il possibile destino che poteva aver catturato i suoi amici, il leone giunse presto sul luogo della sera prima…serrò di nuovo le fauci, spalancò gli occhi, e si inoltrò velocemente sul territorio che ormai, purtroppo, doveva considerare nemico.
Percorsi i primi chilometri Max iniziò a comprendere il motivo delle frequenti “invasioni degli outsider”.
Quella parte di savana era arida, ostile, priva di corsi d’acqua e scarsa di vita…e sopravvivere in quelle lande, per un branco di felini di qualunque dimensione, doveva essere duro, tremendo, una vita affrontata in continua carestia.
Pensieri terribili gli danzavano nella testa; tuttavia, senza scoraggiarsi, il sovrano proseguì, attento a percepire i rumori che lo circondavano in quella notte buia.
Un’ora più tardi, quando il leone avvistò l’evidenza di tracce che non avrebbe mai voluto scoprire, la sua ricerca terminò.Un combattimento. Una crudele battaglia. Un epilogo che, purtroppo, era la soluzione più probabile di quel tremendo enigma.
“E’ accaduto l’inevitabile, miei sudditi…!” pronunciò il giorno dopo Max mentre davanti al branco spiegava ciò che aveva tristemente scoperto. “Avremmo fatto lo stesso, se ci fossimo sentiti minacciati…”; ma quelle parole, quel tentativo di addolcire il dolore per la perdita di alcuni membri della famiglia, non riuscirono a toccare il cuore degli altri animali.
Il re spese fiumi di parole, cercò di calmare gli animi, provò a spiegare che la pace era un valore troppo importante perché la vita continuasse a regnare su tutta la savana. Quando voltò le spalle però, ormai esausto perché era più di un giorno che non riposava, niente fu capace di dominare l’implacabile rabbia dei membri del branco.
La famiglia si divise, i grandi maschi ottennero la loro vendetta e si dispersero…e non rimasero altro che solitudine e distruzione a popolare quelle lande che, poco prima, erano felici.
“Non ci sarà mai una ragione per giustificare tutto questo…” pensò Max mentre, dalla cima di un picco roccioso, osservava triste il suo territorio ormai diventato soggiorno di iene e sciacalli.
“La guerra distrugge tutto…la materialità delle cose, l’ideale meraviglia dei sentimenti, le speranze, il futuro…”
E voltandosi, con il cuore segnato da numerose e dolorose cicatrici, l’animale dette le spalle al passato…avviandosi, malinconicamente, alla ricerca di ciò che il destino aveva in serbo per la sua lontana, futura, esistenza.


Leggendo i tuoi racconti è da un po’ di tempo che volevo consigliarti un libro, L’occhio del Lupo di Daniel Pennac. E’ un piccolo libro per bambini apparentemente semplice, ma è un vero e proprio gioello. Parla di un lupo con un solo occhio, chiuso nella gabbia di uno zoo. Un bambino si ferma ad osservarlo e siccome il lupo comincia ad agitarsi per questa insistenza anche il bambino chiude il suo occhio. Questo colpisce il lupo che supera la sua diffidenza per gli esseri umani e comincia a raccontare la sua storia, e lo stesso farà il bambino.
Insomma leggilo! Ci sono molte analogie con i tuoi racconti, e avvicinarti a Pennac è un gran bel complimento!!!!
BELLA BELLA BELLA CIAO CIAO NON SAPEVO CHE SAPEVI SCRIVERE COSI’ BENE CIAO CIAO
Grazie per i complimenti!
Giadinskj: solo il fatto di essere considerato uno “pseudo scrittore” è per me fonte di grande orgoglio…figurati l’essere avvicinato ad un autore vero!!
Grazie!!
Conosco il libro, l’ho letto quand’ero piccino picciò…ma sinceramente non lo ricordo troppo bene, solo certi particolari della trama. Lo ricerco, e lo leggo, promesso!
Spero proprio che un giorno sarò all’altezza…chissà, sempre credere nei sogni!
Ti aspetto (anche con nuovi postsssss!!!)…
…un abbraccio!
[...] O. LEGGILO ALLA PAGINA: http://www.ilcantastoriefiorentino.com/2010/01/26/la-guerra-di-max/ [...]